Negli ultimi due anni l’intelligenza artificiale è passata dall’essere un tema per specialisti a diventare uno strumento quotidiano per milioni di persone.
ChatGPT, Copilot, Gemini, Claude e decine di altre piattaforme stanno entrando nelle aziende, negli studi professionali e nelle attività quotidiane di collaboratori e manager.
Per molti imprenditori la domanda iniziale era:“Dobbiamo utilizzare l’intelligenza artificiale?”
Oggi la domanda è completamente diversa: “Abbiamo le competenze per utilizzarla in modo efficace, sicuro e conforme alle norme?”
Perché la vera sfida dei prossimi anni non sarà l’accesso alla tecnologia.
Sarà la capacità delle persone di utilizzarla correttamente.
E questo rende la formazione uno degli investimenti più strategici per PMI e studi professionali.
L’errore più diffuso: pensare che l’AI sia una competenza tecnica
Quando si parla di intelligenza artificiale, molte aziende pensano immediatamente a programmatori, data scientist e specialisti IT.
In realtà, per la maggior parte delle PMI il tema è molto diverso.
L’AI non sarà utilizzata principalmente da tecnici.
Sarà (o è già) utilizzata da:
- impiegati amministrativi
- commercialisti
- consulenti del lavoro
- responsabili commerciali
- addetti marketing
- coordinatori
- manager
Questo significa che la vera competenza richiesta non sarà tanto sviluppare algoritmi, quanto saper collaborare con sistemi intelligenti.
In altre parole, il futuro appartiene a chi saprà integrare competenze umane e strumenti AI.
Le competenze che diventeranno più importanti
Paradossalmente, l’avanzata dell’intelligenza artificiale renderà ancora più preziose alcune competenze tipicamente umane.
Secondo numerosi studi internazionali, tra cui il Future of Jobs Report del World Economic Forum, le competenze più richieste nei prossimi anni saranno una combinazione di capacità digitali e competenze trasversali.
Tra le più rilevanti troviamo:
- pensiero critico
- problem solving complesso
- capacità decisionale
- analisi delle informazioni
- comunicazione efficace
- adattabilità al cambiamento
- apprendimento continuo
- gestione delle relazioni
L’AI può produrre contenuti, elaborare dati e suggerire soluzioni.
Ma resta l’essere umano a dover valutare la qualità delle risposte, interpretare il contesto e assumersi la responsabilità delle decisioni.
La nuova competenza: l’AI Literacy
Tra tutte le competenze emergenti ce n’è una che merita particolare attenzione.
Si chiama AI Literacy.
Potremmo tradurla come alfabetizzazione all’intelligenza artificiale.
Non significa saper programmare.
Significa comprendere:
- come funzionano gli strumenti AI
- quali sono i loro limiti
- quali rischi comportano
- come verificare le informazioni generate
- quando è necessario l’intervento umano
Fino a poco tempo fa questa era considerata una competenza utile.
Oggi sta diventando una vera e propria esigenza normativa.
L’AI Act cambia le regole del gioco
Molte aziende pensano che l’AI Act riguardi solo le grandi aziende tecnologiche.
Non è così.
L’AI Act europeo coinvolge anche le organizzazioni che utilizzano strumenti di intelligenza artificiale nei propri processi lavorativi.
Tra le disposizioni già entrate in vigore c’è un aspetto particolarmente rilevante per il mondo della formazione.
L’articolo 4 dell’AI Act introduce infatti il principio dell’AI Literacy. Dal 2 febbraio 2025, chi sviluppa o utilizza sistemi di intelligenza artificiale deve adottare misure per garantire un adeguato livello di competenza delle persone che li utilizzano.
In altre parole, la formazione sull’AI non è più soltanto una buona pratica.
Sta diventando un elemento fondamentale della governance aziendale.
Cosa significa concretamente per PMI e studi professionali?
Facciamo alcuni esempi pratici.
Un collaboratore utilizza ChatGPT per redigere documenti.
Un consulente usa l’AI per sintetizzare norme o contratti.
Un ufficio marketing genera contenuti con strumenti generativi.
Un responsabile HR utilizza software AI per selezionare candidature.
In tutti questi casi l’azienda deve essere in grado di dimostrare che le persone coinvolte comprendono opportunità, limiti e rischi dello strumento utilizzato.
Non basta sapere dove cliccare.
Serve consapevolezza.
I rischi che molte aziende stanno sottovalutando
L’entusiasmo per l’intelligenza artificiale sta portando molte organizzazioni ad adottare strumenti senza una reale governance.
È un errore potenzialmente costoso.
I principali rischi riguardano:
- violazioni della privacy
- uso improprio di dati sensibili
- informazioni errate generate dall’AI
- decisioni automatizzate non controllate
- problemi di copyright
- discriminazioni involontarie nei processi decisionali
L’AI può aumentare enormemente la produttività.
Ma può anche amplificare errori già presenti nei processi aziendali.
Ecco perché la competenza umana diventa ancora più importante.
Le opportunità per chi si muove adesso
Accanto ai rischi esistono opportunità straordinarie.
Le PMI che inizieranno oggi a sviluppare competenze sull’AI potranno ottenere vantaggi significativi.
Per esempio:
- maggiore produttività amministrativa
- riduzione delle attività ripetitive
- miglioramento della qualità del servizio
- supporto alle attività consulenziali
- maggiore velocità nell’accesso alle informazioni
- supporto alla gestione della conoscenza aziendale
Il vero vantaggio competitivo non sarà avere accesso agli strumenti.
Quasi tutti li avranno.
La differenza sarà nella qualità delle competenze con cui verranno utilizzati.
Le nuove competenze dei manager
L’AI non sta cambiando soltanto il lavoro operativo.
Sta cambiando anche il ruolo dei manager.
Nei prossimi anni ai responsabili verrà richiesto di:
- comprendere i limiti dell’AI
- governare processi ibridi uomo-macchina
- valutare rischi e opportunità
- garantire conformità normativa
- sviluppare cultura digitale nei team
La leadership del futuro non sarà più soltanto gestione delle persone.
Sarà anche gestione dell’interazione tra persone e tecnologie intelligenti.
La formazione come assicurazione sul futuro
Molte aziende stanno discutendo su quali strumenti AI adottare.
È una riflessione importante.
Ma forse la domanda più strategica è un’altra.
Le nostre persone sono pronte a lavorare con l’intelligenza artificiale?
Perché la tecnologia evolve velocemente.
Le competenze, invece, richiedono tempo per essere costruite.
E proprio per questo la formazione rappresenta oggi una delle forme più efficaci di investimento sul futuro.
Non serve trasformare tutti in esperti di algoritmi.
Serve creare organizzazioni capaci di comprendere, governare e utilizzare l’intelligenza artificiale in modo consapevole.
Le aziende che inizieranno questo percorso oggi non saranno semplicemente più conformi alle normative.
Saranno anche più preparate ad affrontare il mercato dei prossimi cinque anni.
Gualtiero Tronconi