“Abbiamo già fatto formazione, ma non è servita a molto.”
Se lavori con PMI o studi professionali, questa frase l’hai sentita più volte.
E spesso arriva da imprenditori o titolari che hanno investito tempo e risorse, senza vedere risultati concreti.
Il problema, nella maggior parte dei casi, non è la formazione in sé. È come viene pensata, progettata e inserita nell’organizzazione.
La formazione funziona. Ma solo quando è fatta nel modo giusto.
Secondo il report McKinsey sulla workforce transformation, una quota significativa degli investimenti in formazione non genera impatti misurabili proprio per errori di impostazione strategica e operativa.
Vediamo i 5 errori più comuni che fanno fallire i piani formativi nelle PMI (e non solo) e che probabilmente hai visto (o vissuto) anche tu.
Errore 1: partire dai corsi invece che dai problemi
“Ci serve un corso su Excel.”
“Cerchiamo formazione sulla comunicazione.”
Lo ripetiamo in questo blog da ormai un bel po’ di tempo… Queste richieste sono molto frequenti. Ma spesso partono dalla soluzione, non dal problema.
Il vero punto non è quale corso fare. È capire cosa non sta funzionando.
Facciamo una lista esemplificativa e assolutamente non esaustiva:
- errori ricorrenti nelle pratiche
- tempi lunghi nella gestione dei clienti
- confusione sulle priorità
- scarsa autonomia del team
Se non analizzi questi (e tutti gli altri) aspetti, rischi di scegliere un corso che non incide davvero.
Le organizzazioni più efficaci partono sempre da un’analisi dei fabbisogni. Anche semplice, ma concreta.
Errore 2: trattare la formazione come un evento isolato
Un corso da 8 ore. Una giornata in aula. Un webinar.
E poi si torna alla normalità.
Questo è uno degli errori più diffusi.
La formazione “one shot” ha un impatto limitato. Senza continuità, senza applicazione, senza rinforzo, le competenze si perdono rapidamente.
Secondo diverse ricerche sul learning retention, una parte significativa delle informazioni apprese viene dimenticata entro poche settimane se non viene applicata.
La formazione efficace è un processo, non un evento.
Significa lavorare nel tempo, con momenti di apprendimento, applicazione e feedback.
Per questo si deve ragionare in termini di “percorsi/piani formativi” e non di corsi.
Errore 3: ignorare le soft skill
Nelle PMI la formazione si concentra spesso su aspetti tecnici: normativa, strumenti, procedure.
È corretto, utile ma incompleto.
Molti problemi organizzativi non nascono da mancanza di competenze tecniche, ma da difficoltà trasversali:
- comunicazione poco chiara
- gestione inefficace del cliente
- scarsa organizzazione del lavoro
- difficoltà nel lavorare in team
Secondo il LinkedIn Workplace Learning Report, le soft skill sono tra le competenze più richieste e meno sviluppate.
Ignorarle significa intervenire solo su una parte del problema.
Errore 4: non coinvolgere il team
Molti piani formativi vengono decisi “dall’alto”.
Il titolare o il responsabile individua un tema, organizza il corso e chiede ai collaboratori di partecipare.
Il rischio è che venga percepito come un obbligo, non come un’opportunità.
Il coinvolgimento, invece, cambia completamente la dinamica.
Chiedere al team:
- dove incontra difficoltà
- cosa vorrebbe migliorare
- quali competenze sente di dover sviluppare
aumenta l’adesione e l’efficacia.
Secondo Harvard Business Review, il coinvolgimento attivo dei partecipanti è uno dei principali fattori che determinano il successo dei percorsi formativi.
Detto questo la formazione assolve anche una funzione strategica che può e deve essere in capo alla “direzione”.
Quindi un buon consulente alla formazione aiuterà l’azienda a mediare e trovare il punto di equilibrio tra esigenze “dal basso” e neccessità “dall’alto”.
Errore 5: non collegare la formazione ai risultati
Questo è forse l’errore più critico.
Fare formazione senza definire cosa si vuole migliorare.
Se non hai un obiettivo chiaro, non puoi capire se la formazione ha funzionato.
Un piano efficace dovrebbe sempre partire da domande come:
- cosa vogliamo migliorare?
- quali indicatori possiamo osservare?
- che cambiamento ci aspettiamo?
Non servono KPI complessi bastano segnali semplici:
- meno errori
- maggiore autonomia
- migliore gestione delle scadenze
- feedback positivi dei clienti
Senza questo collegamento, la formazione rimane un’attività scollegata dal business.
Il vero problema: la mancanza di approccio strategico
Se metti insieme questi errori, emerge un quadro chiaro.
La formazione non fallisce perché “non serve”.
Fallisce perché viene gestita in modo superficiale.
Secondo il OECD Skills Outlook, le organizzazioni che adottano un approccio strutturato allo sviluppo delle competenze ottengono migliori risultati in termini di produttività e adattabilità.
Non serve diventare grandi aziende per fare questo salto.
Serve cambiare approccio.
Come far funzionare davvero la formazione
Un piano formativo efficace nelle PMI ha alcune caratteristiche semplici ma fondamentali:
- parte da problemi reali
- definisce obiettivi concreti
- integra competenze tecniche e trasversali
- si sviluppa nel tempo
- coinvolge le persone
- misura l’impatto
Non è complesso. Ma richiede intenzionalità.
La formazione non è il problema, è la soluzione (se fatta bene)
Dire “la formazione non funziona” è spesso una scorciatoia.
La realtà è che una formazione progettata bene è una delle leve più potenti per migliorare organizzazione, performance e qualità del lavoro.
Nelle PMI e negli studi professionali, dove ogni persona ha un impatto diretto, questo effetto è ancora più evidente.
Il punto non è se fare formazione.
Il punto è come farla(bene).
Gualtiero Tronconi