Negli ultimi anni, nel mondo della formazione e delle risorse umane, ci sono due parole che compaiono ovunque: upskilling e reskilling.

Le trovi nei report internazionali, nei convegni, nei piani HR delle grandi aziende.

E sempre più spesso iniziano a comparire anche nelle conversazioni tra titolari PMI e studi professionali.

Ma qui emerge subito una domanda legittima:

Sono davvero temi che riguardano anche le piccole imprese?

La risposta è sì. E probabilmente molto più di quanto tu possa pensare.

Perché al di là dei termini inglesi, il tema è estremamente concreto: come faccio a mantenere aggiornate le competenze delle persone in un mercato che cambia continuamente?

Ed è proprio qui che upskilling e reskilling smettono di essere parole di moda e diventano leve strategiche di competitività.

Partiamo dalle definizioni (in modo semplice)

Dietro questi termini apparentemente complessi ci sono concetti molto pratici.

Upskilling significa sviluppare competenze nuove o più avanzate all’interno dello stesso ruolo.

Esempio:

  • un collaboratore amministrativo che migliora nell’uso degli strumenti digitali
  • un professionista che sviluppa competenze consulenziali
  • un coordinatore che impara a gestire il team

Reskilling, invece, significa acquisire competenze completamente nuove per svolgere attività diverse.

Per esempio:

  • una persona che passa da mansioni operative a ruoli commerciali
  • un collaboratore che si specializza in nuovi servizi
  • un team che evolve verso processi più digitalizzati

In sintesi:

  • upskilling = evolvere nel proprio ruolo
  • reskilling = prepararsi a un ruolo nuovo

Perché oggi il tema riguarda anche le PMI

Per molto tempo questi concetti sembravano riguardare soprattutto grandi aziende multinazionali.

Oggi non è più così.

La velocità del cambiamento sta impattando direttamente anche realtà piccole e medie.

Automazione, digitalizzazione, AI, nuove aspettative dei clienti, cambiamenti normativi: tutto questo modifica continuamente il modo di lavorare.

Secondo il World Economic Forum – Future of Jobs Report, entro i prossimi anni una quota significativa delle competenze richieste nei ruoli professionali cambierà rapidamente.

Questo significa che il vero rischio non è solo “non trovare persone”. È avere competenze che diventano obsolete.

Il problema nascosto nelle PMI

Molte PMI vivono una contraddizione.

Da un lato lamentano:

  • difficoltà nel trovare personale qualificato
  • scarsa autonomia dei collaboratori
  • fatica nell’innovazione
  • resistenza al cambiamento

Dall’altro, investono poco nello sviluppo strutturato delle competenze, ne abbiamo parlato spesso in questo blog.

Secondo l’OECD Skills Outlook, le imprese che investono continuativamente nella crescita delle competenze mostrano maggiore capacità di adattamento e produttività.

Il punto è che oggi non basta assumere persone brave. Bisogna farle evolvere, prendersi cura della loro crescita/evoluzione.

Upskilling: il vero acceleratore delle PMI

Per molte PMI, l’upskilling è probabilmente la leva più importante.

Perché permette di valorizzare persone già presenti in azienda, aumentando competenze e autonomia.

E qui c’è un aspetto fondamentale: nelle realtà piccole ogni miglioramento individuale ha un impatto diretto sull’organizzazione.

Se un collaboratore:

  • comunica meglio con i clienti
  • gestisce meglio le priorità
  • usa meglio gli strumenti digitali
  • diventa più autonomo

l’effetto si vede subito.

Non solo in termini di efficienza, ma anche di qualità percepita dal cliente.

Reskilling: quando il lavoro cambia davvero

Ci sono invece situazioni in cui non basta migliorare competenze esistenti. Serve cambiare approccio.

È qui che entra in gioco il reskilling.

Pensa a:

  • nuovi servizi consulenziali
  • processi digitalizzati
  • introduzione di strumenti AI
  • nuove modalità di relazione con il cliente

In questi casi alcune competenze diventano meno centrali, mentre altre diventano decisive.

Il reskilling serve proprio a evitare che persone valide rimangano “ferme” mentre il mercato evolve.

Le soft skill sono il ponte tra upskilling e reskilling

C’è un elemento che collega tutto questo: le competenze trasversali.

Perché puoi insegnare nuovi strumenti, nuove procedure o nuovi servizi.
Ma se manca la capacità di adattarsi, collaborare, comunicare e apprendere, il cambiamento si blocca.

Secondo il LinkedIn Workplace Learning Report, le soft skill sono tra le competenze più strategiche per affrontare la trasformazione del lavoro.

Ed è esattamente quello che molte PMI stanno sperimentando.

Il problema non è solo “cosa imparare”.
È sviluppare la capacità di continuare a imparare.

Errore comune: aspettare l’emergenza

Molte organizzazioni iniziano a parlare di upskilling e reskilling solo quando emerge un problema:

  • calo di produttività
  • difficoltà operative
  • nuove tecnologie non utilizzate
  • clienti più esigenti

Ma a quel punto si lavora in rincorsa.

Le aziende più efficaci anticipano il cambiamento.

Non aspettano che le competenze diventino obsolete. Lavorano prima.

Il ruolo della formazione continua

Qui entra in gioco la formazione continua.

Non come obbligo formale, ma come sistema di aggiornamento costante.

Un approccio efficace dovrebbe prevedere:

  • analisi periodica dei gap di competenze
  • sviluppo progressivo delle skill chiave
  • integrazione tra tecnica e soft skill
  • percorsi brevi ma continui

La logica non è “fare tanti corsi”.
È costruire adattabilità organizzativa.

E la formazione finanziata?

Per le PMI c’è anche un tema molto concreto: il budget.

Ed è qui che i Fondi Interprofessionali diventano uno strumento strategico.

Upskilling e reskilling possono essere sostenuti attraverso percorsi finanziati, riducendo fortemente l’impatto economico per l’azienda.

Questo permette anche alle realtà più piccole di investire in competenze senza dover rinunciare per motivi di costo.

La competitività oggi passa dalle competenze

Per anni il vantaggio competitivo delle PMI è stato legato soprattutto a esperienza, velocità e relazione con il cliente.

Oggi non basta più.

La capacità di aggiornare rapidamente le competenze interne è diventata una delle principali differenze tra organizzazioni che crescono e organizzazioni che si bloccano.

Upskilling e reskilling non sono slogan HR.

Sono il modo con cui una PMI prepara il proprio futuro.

Perché il vero rischio non è il cambiamento.

È affrontarlo con competenze ferme a cinque anni fa.

Gualtiero Tronconi