Se ti occupi di formazione in azienda o in uno studio professionale, prima o poi arriva questa domanda: “Ho parlato con Tizio e mi ha detto che loro fanno formazione gratis… Perchè noi invece no!?!“.

A volte la fa il titolare, altre volte l’HR, altre ancora chi segue amministrazione o sviluppo organizzativo:

Può succedere che tu non sappia di cosa si stia parlando e inizi a informarti arrivando a una prima risposta: Fondi Interprofessionali.

Ma qui nasce una nuova domanda: “Da dove si parte?”.

È una domanda semplice, ma importantissima.

Perché molto spesso aziende e studi professionali versano già risorse che potrebbero essere utilizzate per la formazione ma senza saperlo.

I Fondi Interprofessionali, infatti, permettono di destinare lo 0,30% dei contributi obbligatori INPS alla formazione continua dei dipendenti, senza costi aggiuntivi rispetto a quanto l’azienda versa già.

Secondo quanto stabilito dal Ministero del Lavoro aderendo a un Fondo, quella quota ritorna all’impresa sotto forma di risorse per qualificare e riqualificare le competenze dei lavoratori.

La buona notizia è che iniziare è semplice.

La parte più delicata non è la procedura tecnica, ma capire come usare bene questa opportunità.

Prima di tutto: capire se sei già in un fondo

Sembra una cosa strana, ma molte aziende non hanno la minima idea di essere iscritte a un Fondo Interprofessionale.

Alle volte perché l’iscrizione è stata fatta direttamente dallo studio paghe, magari esterno, oppure è stata effettuata tempo prima da qualche persona non più presente in azienda o per mille altri motivi.

Resta il fatto, e incontro questi casi su base settimanale, che molte realtà lo scoprono solo dopo anni, magari parlando con un consulente alla formazione o un ente accreditato.

Quindi il punto di partenza concreto è questo:

  • chiedi al consulente paghe se aderite a un Fonde e, nel caso, a quale
    • Puoi farlo in autonomia avendo accesso al cassetto previdenziale aziendale
  • verifica da quando siete iscritti
  • capisci se esiste un conto formazione già attivo
  • controlla se ci sono risorse disponibili o bandi aperti

Se non fosse ancora iscritta ad alcun Fondo, l’adesione avviene tramite flusso UNIEMENS e può essere stata fatta dal tuo consulente paghe o dal commercialista.

Secondo step: non partire dal Fondo, parti dai fabbisogni

Questo è il punto dove più spesso si commettono errori.

Molte aziende partono dalla domanda:
“Cosa possiamo finanziare?”

La domanda giusta, invece, è un’altra:
“Di quale (e quanta) formazione abbiamo (e avremo) bisogno”

Se parti dal fabbisogno, costruisci un piano e un investimento strategico.

Per questo il passaggio fondamentale è analizzare:

  • quali errori si ripetono
  • dove il team perde tempo
  • quali competenze mancano
  • quali soft skill rallentano la crescita
  • quali obiettivi di business vuoi supportare
  • quali evoluzioni si prevedono per il business

Il Fondo è lo strumento finanziario.
Il fabbisogno è la strategia.

Per aiutarti nel disegnare un piano formativo afficace puoi tornare a leggere l’articolo: “Come costruire un piano formativo aziendale da zero“.

Quale Fondo scegliere?

Se non hai ancora aderito, il passaggio successivo è scegliere il Fondo più coerente con il tuo settore e con il modello di utilizzo che vuoi avere.

Per gli studi professionali, per esempio, FondoProfessioni è spesso una scelta naturale.

Per realtà industriali o multi-settore, Fondimpresa è uno dei riferimenti più utilizzati.

Tieni presente che ci sono davvero molti Fondi, diversi per struttura, campo di azione, burocrazia e metodi di finanziamento.

La scelta non dovrebbe basarsi solo sul nome più noto, ma su elementi concreti:

  • facilità di accesso ai finanziamenti
  • presenza di conto aziendale o solo avvisi
  • tempi di approvazione
  • flessibilità sui contenuti
  • esperienza del Fondo con il tuo settore
  • finanziabilità della formazione obbligatoria

Ricorda che l’adesione è libera e revocabile, e in alcuni casi è possibile anche trasferire una parte delle somme maturate verso un nuovo Fondo.

Il terzo passaggio: progettare il primo piano

Una volta chiarito il fabbisogno e verificata la disponibilità economica, si passa alla parte più interessante: il piano formativo.

Qui il consiglio è semplice: non partire in grande. Parti bene.

Il primo piano dovrebbe essere:

  • mirato
  • misurabile
  • sostenibile nei tempi
  • collegato a risultati concreti

Per esempio, per uno studio professionale di 8 persone potrebbe avere molto senso lavorare su:

  • gestione del cliente
  • organizzazione delle priorità
  • uso avanzato del gestionale
  • leadership per i senior

Un piano piccolo ma strategico genera risultati, crea fiducia interna e rende molto più semplice sviluppare percorsi successivi.

Le soft skill sono finanziabili?

Uno dei dubbi più frequenti è questo:
“Possiamo finanziare anche soft skill e competenze trasversali?”

La risposta è sì.

I Fondi finanziano non solo aggiornamento tecnico e normativo, ma anche percorsi su:

  • leadership
  • comunicazione
  • negoziazione
  • gestione del tempo
  • lavoro in team
  • problem solving
  • parità di genere

Ed è proprio qui che spesso si genera il maggiore ritorno in termini di performance, retention e qualità del servizio.

Il vero rischio: aspettare il “momento giusto”

Molte aziende rimandano. Aspettano di avere “più” tempo, un team più grande, un bisogno più evidente.

Il problema è che il momento perfetto non arriva quasi mai.

Nel frattempo: si accumulano inefficienze, le persone non crescono, aumenta il turnover e si riduce la capacità di innovare.

Intanto le risorse versate, lo 0.30% del monte salariare di cui abbiamo parlato all’inizion, continuano a fluire.

Il Ministero del Lavoro ricorda chiaramente che, in assenza di adesione o utilizzo, la quota dello 0,30% viene comunque versata ma non ritorna direttamente all’impresa.

Nella pratica, se non utilizzi quanto versato (detto normalmente “Conto Azienda”) le risorse vengono (generlamente dopo due anni) “inglobati” dal Fondo stesso e rimesse in circolo attraverso i bando (detti anche “Avvisi di sistema”).

Da dove cominciare davvero, in pratica

Facciamola semplice, riassumendo:

  • verifica adesione attuale con il consulente paghe. Sei iscritto?
    1. Si: controlla Fondo e risorse disponibili
    2. No: scegli il Fondo giusto per la tua realtà e iscriviti
  • analizza i fabbisogni reali dello studio o dell’azienda
  • scegli 1-2 priorità formative
  • progetta un primo piano agile
  • usa il finanziamento come acceleratore, non come punto di partenza

Questo è il modo migliore per evitare burocrazia inutile e trasformare il Fondo in uno strumento di crescita reale.

La vera domanda non è “come comincio?”

Tecnicamente è tutto semplice.

La vera domanda strategica è un’altra: come voglio far crescere le competenze della mia organizzazione nei prossimi anni?

Quando parti da qui, il Fondo Interprofessionale smette di essere una sigla amministrativa e diventa ciò che dovrebbe essere: una leva concreta per aumentare valore, qualità e competitività.

Il punto non è solo usare risorse disponibili.
È usarle per costruire lo studio o l’azienda che vuoi diventare.

Gualtiero Tronconi