Se gestisci una piccola impresa o uno studio professionale, probabilmente ti sei trovato a procrastinare la formazione interna più di una volta.

Magari hai pensato: “Non c’è tempo“, “Il lavoro urgente è sempre prioritario“, “I costi sono troppo alti“.

Ti rassicuro: non sei l’unico a farlo.

Secondo i dati dell’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano la scelta da parte delle PMI di non svolgere attività formative formali è dovuta a molteplici ragioni, riconducibili a tre dimensioni:

  • Risorse:
    • Non c’è abbastanza tempo a disposizione da dedicare alla formazione durante l’orario di lavoro
    • Non abbiamo una struttura organizzativa adeguata (es. personale dedicato alla formazione)
    • Non abbiamo adeguate risorse economiche
  • Percezione:
    • Non lo riteniamo prioritario nella nostra attività
    • I nostri dipendenti hanno già una formazione in ingresso sufficiente
  • Dipendenti:
    • Non c’è interesse e/o richiesta da parte dei dipendenti
    • I nostri dipendenti provvedono all’aggiornamento/formazione in modo autonomo

Ma questo atteggiamento nasconde un rischio serio, perché oggi la formazione non è un optional: è una leva strategica per crescere, innovare e trattenere talenti, ne abbiamo già parlato negli ultimi articoli sul blog.

Secondo i dati ISTAT, meno del 30% delle PMI italiane investe in formazione strutturata, e negli studi professionali la percentuale non supera il 35%.

Numeri bassi se confrontati con l’impatto diretto che lo sviluppo delle competenze ha su produttività, efficienza e fidelizzazione dei clienti.

Ma perché questa discrepanza tra necessità e pratica reale esiste?

La percezione di tempo e urgenza

La prima barriera è psicologica: il tempo. In un contesto di lavoro frenetico, ogni ora spesa in formazione sembra un’ora sottratta al lavoro fatturabile.

Questo è particolarmente vero negli studi professionali, dove scadenze fiscali, pratiche legali e consulenze urgenti dominano l’agenda quotidiana.

Il paradosso è evidente: dedicare tempo alla formazione oggi riduce problemi, inefficienze ed errori domani.

Una ricerca di Deloitte sulle PMI europee mostra che le organizzazioni che pianificano sessioni formative periodiche riscontrano una riduzione media del 20% degli errori operativi e un incremento del 15% della produttività annua.

Il costo percepito della formazione

Molti titolari di studi e PMI vedono la formazione come un costo diretto: spesa per corsi, docenti, materiali, ore “persa” dei collaboratori.

Ma la formazione non va vista come un costo, bensì come un investimento.

Secondo uno studio della European Association for Training, ogni euro investito in formazione strutturata genera in media 4 euro di ritorno in efficienza, riduzione degli errori e aumento della qualità dei servizi.

Nei contesti professionali, dove il valore della consulenza è elevato, l’effetto moltiplicatore può essere ancora più significativo.

Molti studi e PMI non sanno che esistono strumenti come i fondi interprofessionali che possono finanziare completamente la formazione dei dipendenti.

Secondo diversi studi, solo il 50% circa delle PMI ha utilizzato strumenti di formazione finanziata negli ultimi 3 anni.

E l’85% di queste dichiara di aver riscontrato criticità nell’accesso alle opportunità di formazione finanziata, dimostrando di non conoscere tutto il mercato degli enti accreditati che si occupano, spesso a titolo gratuito per l’azienda, proprio di facilitare questo tipo di attività.

La mancanza di consapevolezza

Un’altra ragione è la semplice mancanza di consapevolezza: molti titolari non hanno chiaro quali competenze siano critiche per il futuro dello studio o dell’impresa.

L’aggiornamento tecnico è prioritario, ma le soft skill, la leadership, la gestione del team e la relazione con il cliente spesso vengono trascurate.

Secondo il LinkedIn Learning Report, oltre il 57% dei professionisti ritiene che le soft skill siano essenziali per la crescita, ma meno del 35% delle PMI investe sistematicamente su questo tipo di competenze.

Questo gap crea un paradosso: saper fare bene il lavoro non basta più, ma pochi investono per colmare questa lacuna.

Il rischio di non fare formazione

Rinunciare alla formazione non ha effetti immediati evidenti, ma il rischio si accumula nel tempo.

Studi e PMI che trascurano lo sviluppo delle competenze affrontano:

  • Aumento degli errori e inefficienze
  • Maggiore turnover dei collaboratori
  • Difficoltà a soddisfare clienti sempre più esigenti
  • Ritardo nell’adozione di nuove tecnologie e metodologie
  • Limitata capacità di innovare e crescere

Secondo l’OECD Skills Outlook, le organizzazioni che trascurano la formazione continua subiscono cali di competitività e margini di profitto più bassi rispetto a quelle che investono strategicamente nello sviluppo delle competenze.

Barriere culturali

Oltre a tempo e denaro, esistono barriere culturali. In molte PMI e studi professionali, la formazione è vista come un “compito burocratico” o una moda passeggera.

Il titolare potrebbe pensare: “Abbiamo sempre fatto così, e va bene”. Oppure, “I collaboratori devono imparare sul campo“.

Questi approcci possono funzionare nel breve periodo, ma nel lungo termine creano stagnazione.

Secondo una ricerca di Harvard Business Review, le aziende che promuovono una cultura di apprendimento continuo registrano una crescita più rapida e una maggiore resilienza di fronte a cambiamenti normativi e di mercato.

Come superare le resistenze

Il primo passo è cambiare mentalità.

Formazione non significa perdita di tempo, ma investimento nel futuro dello studio o dell’impresa.

È necessario:

  • Analizzare le competenze critiche mancanti
  • Progettare percorsi formativi mirati e misurabili
  • Integrare formazione tecnica e trasversale
  • Comunicare ai collaboratori il valore della crescita continua
  • Utilizzare strumenti di finanziamento esterni per ridurre i costi

Piccoli passi mirati producono risultati concreti.

Non serve rivoluzionare tutto subito: basta partire da un’analisi strategica, stabilire priorità e monitorare progressi.

L’effetto leva della formazione sulle performance

Quando la formazione è integrata nella strategia dello studio o della PMI, diventa leva per:

  • Migliorare la qualità del servizio
  • Ridurre errori e inefficienze
  • Aumentare la soddisfazione e la fidelizzazione dei clienti
  • Rafforzare la motivazione e la retention dei collaboratori
  • Favorire l’innovazione e l’adozione di nuovi strumenti digitali

Le organizzazioni che investono strategicamente in formazione hanno performance migliori, come dimostrano i dati ISTAT e le ricerche Deloitte sulle PMI italiane.

La scelta è strategica

Non fare formazione quanto dovresti è una scelta, consapevole o meno.

Ma una scelta che ha conseguenze tangibili sul futuro dello studio o dell’impresa.

Ogni ora di formazione persa oggi potrebbe tradursi in inefficienze, turnover o perdita di opportunità domani.

La buona notizia è che esistono strumenti concreti per superare le barriere: fondi interprofessionali, percorsi modulabili, formazione mista online e in aula, corsi mirati per soft skill e competenze trasversali.

Non lasciare che la formazione rimanga un obbligo burocratico.

Trasformala in una strategia. Investire oggi nelle competenze significa costruire la resilienza e la competitività del tuo studio o della tua PMI domani.

Gualtiero Tronconi