Nelle aziende e negli studi professionali si parla spesso di clienti, normative, marginalità, tecnologia, automazione.

Molto meno spesso si parla del vero fattore che tiene insieme tutto questo: le persone.

Eppure, se ci pensi bene, il valore reale del tuo studio non è nel software che utilizzi, né nelle procedure che hai costruito nel tempo.

Lo trovi nella qualità delle competenze, della motivazione e della crescita dei collaboratori che ogni giorno lavorano con te.

Il capitale umano è il vero patrimonio strategico di uno studio professionale. E oggi lo è ancora di più.

In un mercato in cui trovare persone preparate è sempre più difficile, la capacità di attrarre, trattenere e far crescere i talenti non è un tema HR da grandi aziende.

È una priorità concreta anche per studi e PMI di 5, 10 o 20 persone.

Secondo il LinkedIn Workplace Learning Report 2024, il 90% delle organizzazioni considera la retention una priorità e le opportunità di apprendimento sono la leva numero uno per trattenere i talenti.

Il mercato del lavoro è cambiato

Per anni il settero delle risorse umane ha vissuto una relativa stabilità: inserimento di giovani collaboratori, crescita interna graduale, fidelizzazione nel tempo.

Oggi questo schema si è incrinato, per usare un morbido eufemismo.

La verità è che si capovolto, poi è imploso e alla fine ha fatto una capriola su se stesso finendo in un altro spazio tempo… e tutto questo è comunque riduttivo!

I giovani professionisti hanno aspettative diverse.

Non cercano solo uno stipendio competitivo o uno posto “prestigioso”.

Vogliono imparare, crescere, sentirsi valorizzati.

Secondo Deloitte, le organizzazioni che investono sullo sviluppo delle capacità umane e sulla crescita delle persone ottengono risultati quasi doppi rispetto a quelle che non lo fanno.

Questo dato, apparentemente lontano dal mondo degli studi professionali e delle micro imprese, in realtà li riguarda da vicino.

Perché oggi un collaboratore bravo ha più opzioni, più mobilità e una minore tolleranza verso contesti che non offrono prospettive di crescita.

Perché i collaboratori ti lasciano

Molti titolari attribuiscono il turnover principalmente al tema economico.

Certamente la retribuzione conta, ma raramente è l’unico fattore o il più importante.

Nella maggior parte dei casi, le persone lasciano perché non vedono evoluzione, non sentono di essere parte di un progetto e che si investa su di loro.

Quando un collaboratore percepisce che il suo ruolo rimarrà identico per anni, senza sviluppo di competenze, senza maggiore autonomia, senza un percorso chiaro, inizia a guardarsi intorno.

La formazione, in questo senso, non è solo aggiornamento tecnico. È un messaggio culturale molto forte: “qui investiamo sulla tua crescita“.

Ed è proprio questo messaggio che aumenta il senso di appartenenza.

Attrarre talenti: oggi la reputazione formativa conta

Se oggi un giovane commercialista, avvocato o consulente del lavoro deve scegliere tra due studi, valuterà anche la qualità del percorso di crescita offerto.

Uno studio che comunica chiaramente:

  • percorsi di onboarding strutturati
  • formazione tecnica continua
  • sviluppo delle soft skill
  • opportunità di responsabilizzazione progressiva

diventa immediatamente più attrattivo.

Secondo LinkedIn, 7 persone su 10 dichiarano che l’apprendimento migliora il loro senso di connessione con l’organizzazione.

Negli studi professionali questo si traduce in employer branding, anche senza chiamarlo così.

La tua reputazione sul mercato del lavoro non dipende solo dai clienti che servi, ma da quanto le persone percepiscono la tua attività come un luogo in cui si cresce davvero.

La formazione come leva di retention

Qui entra in gioco il vero tema strategico: trattenere i collaboratori chiave.

Quando una persona valida lascia lo studio, il costo non è solo quello della sostituzione.

C’è perdita di conoscenza, rallentamento operativo, impatto sui clienti, tempo di onboarding del nuovo inserimento.

Per questo la formazione è uno degli investimenti con il ROI più alto.

Non perché “fa stare bene le persone” in senso astratto, ma perché costruisce continuità organizzativa.

Un collaboratore che cresce in competenze tecniche, relazionali e organizzative aumenta il proprio valore interno e riduce la probabilità di uscita.

Far crescere non significa solo fare corsi

Uno degli errori più comuni è pensare che basti iscrivere le persone a qualche webinar.

La crescita professionale è molto di più.

Vuol dire progettare esperienze di apprendimento integrate:

  • training tecnico
  • coaching operativo
  • affiancamento
  • delega progressiva
  • feedback strutturati
  • sviluppo manageriale per i senior

Il vero salto avviene quando la formazione è collegata al percorso di ruolo.

Un junior deve sviluppare metodo e autonomia.
Un profilo intermedio deve crescere nella relazione con il cliente.
Un senior deve rafforzare leadership, delega e coordinamento.

La formazione funziona quando è coerente con questa evoluzione.

Soft skill: il moltiplicatore invisibile

Negli studi professionali e nelle micro imprese le soft skill vengono ancora spesso sottovalutate.

Eppure sono proprio le competenze trasversali a fare la differenza nella crescita dei collaboratori:

  • comunicazione
  • gestione del cliente
  • problem solving
  • prioritizzazione
  • leadership
  • lavoro in team

Un professionista tecnicamente molto bravo ma incapace di gestire la relazione con il cliente rischia di limitare il proprio potenziale.

Al contrario, quando competenza tecnica e soft skill crescono insieme, aumenta il valore percepito dal cliente e si aprono percorsi di carriera più rapidi.

Ne abbiamo approfonditamente parlato anche qui: “Lo studio professionale: le competenze tecniche non bastano più”.

Come costruire una cultura della crescita nello studio

La vera differenza non la fanno i singoli corsi. La fa la cultura.

Uno studio che costruisce una cultura della crescita rende la formazione parte del lavoro, non un’attività separata.

Questo significa:

  • fare momenti periodici di confronto
  • mappare le competenze e i gap di competenze
  • definire obiettivi di sviluppo individuali
  • misurare progressi e autonomia
  • collegare formazione e responsabilità

Quando il collaboratore vede un collegamento chiaro tra apprendimento e crescita di ruolo, la motivazione cambia radicalmente.

Il vantaggio competitivo che molti sottovalutano

Nel medio periodo, chi saprà attrarre e trattenere persone valide avrà un vantaggio enorme.

Perché queste attività potranno crescere in modo sostenibile, aumentare la qualità della dei servizi/prodotti, distribuire meglio le responsabilità e costruire successione interna.

Gli altri continueranno a inseguire emergenze, turnover e difficoltà di recruiting.

Il capitale umano non è un tema accessorio. È il cuore della continuità dell’azienda.

Le persone non restano dove lavorano. Restano dove crescono

Se dovessi sintetizzare tutto in una sola idea, sarebbe questa.

Le persone non rimangono in uno studio solo perché “si trovano bene”.

Restano quando vedono futuro, sviluppo, fiducia e possibilità di evoluzione.

La formazione è il ponte tra il talento che hai oggi e l’azienda che vuoi guidare domani e, probabilmente, la scelta strategica più importante che puoi/devi fare.

Gualtiero Tronconi